Ci sono vini che segnano un periodo in modo deciso, netto. La viticoltura moderna pugliese potrebbe essere letta come prima e dopo il Patriglione. La grande intuizione dell’enologo Severino Garofano e la passione del compianto Cosimo Taurino hanno fatto di questo vino uno dei due vini cult della regione, l’altro sempre scaturito dalla stessa mano enologica è il Graticciaia. Pochi vini hanno avuto la stessa considerazione, rappresentando la Puglia in modo così territoriale e completo. Dopo un breve periodo di appannamento, il sole torna a splendere per questo vino. Il cambio di mano enologica , anche se nel rispetto della impostazione originaria che prevede una sovramaturazione delle uve, una permanenza in legno di circa un anno ed un affinamento in bottiglia di 5 anni, sembra aver rimesso a lucido gli ottoni rendendolo splendente come una volta. Profumi intensi inizialmente segnati da note calde di prugna e spezie per poi approdare, dopo attesa, a sentori più terrigni, di sottobosco e tabacco . In bocca è potente quanto basta a mostrare la sua notevole struttura senza indulgere. Bella acidità a controbilanciare un frutto maturo. Carica tannica fine e ben lavorata, finale lungo lungo con accenno sapido.
Patriglione,è tornato il vino cult di Puglia